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Cicloturismo in Italia: 25 milioni di presenze e 6 miliardi di impatto. Il bike non è più una nicchia

By Luglio 21, 2026No Comments

Per anni il cicloturismo è stato raccontato come un prodotto per appassionati: qualche cicloamatore, un mercato di nicchia, un valore aggiunto marginale rispetto ai grandi numeri del turismo balneare o culturale. I dati dell’ultima edizione del rapporto “Viaggiare con la bici 2026” (pubblicato a marzo e riferito alla stagione precedente), realizzato da Isnart-Unioncamere per l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio in collaborazione con Legambiente, raccontano un’altra storia.

Un comparto che si è strutturato, non solo cresciuto

Il rapporto stima per il 2025 quasi 49 milioni di presenze cicloturistiche complessive in Italia, per un impatto economico sui territori di 6,4 miliardi di euro: numeri che comprendono sia i cicloturisti “puri” sia i turisti che, durante una vacanza motivata da altro, scelgono comunque di usare la bicicletta. Dentro questo totale, la parte che riguarda più da vicino chi vende tour ed esperienze in bici, vale 25 milioni di presenze e un impatto economico superiore ai 6 miliardi di euro, con circa 800 imprese specializzate e oltre 1.600 unità locali attive sul territorio.

Il dato più interessante, per chi lavora nel settore, non è tanto la crescita quanto la struttura: tra il 2019 e il 2025 il numero di imprese attive nel comparto noleggio bici resta sostanzialmente stabile, ma i punti di servizio (unità locali) crescono del 47%. Il mercato si sta cioè consolidando su un modello multi-sede (poche aziende ben organizzate, presenti in più punti del territorio) più che moltiplicando il numero di piccoli operatori isolati. È il segnale tipico di un settore che sta passando da fenomeno spontaneo a comparto organizzato.

Chi è il cicloturista oggi

L’identikit che emerge dal rapporto conferma che non si tratta più solo di appassionati di lunga data. Una donna su due tra i cicloturisti (47,1% nel 2025, contro il 29,7% del 2024), spesso in coppia; un cicloturista su cinque appartiene alla Gen Z (17,3%, contro il 9,3% del 2024). Sei su dieci decidono la vacanza cercando informazioni sul web, soprattutto su itinerari e offerte promozionali, e uno su due racconta l’esperienza sui social. Quindi è un pubblico che si informa online prima di partire e che, una volta sul posto, diventa parte della promozione stessa della destinazione.

Sale anche la spesa: in media 69 euro al giorno per l’alloggio (65 euro nel 2024) e 91 euro per altri beni e servizi (70 euro nel 2024), con un interesse forte per l’enogastronomia locale. Un turista che non cerca solo una bici a noleggio, ma un’esperienza completa fatta di cultura, natura, degustazioni, di cui il tour in sella è spesso il filo conduttore, non l’unico prodotto.

Il caso Garda-Mincio: dove il prodotto lago e il prodotto bici si incontrano

Non è un caso che questo comparto stia guadagnando terreno proprio ora: i dati del Ministero del Turismo indicano le destinazioni lacustri come il prodotto più richiesto dell’estate 2026, davanti a mare e montagna ed è esattamente sui laghi del Nord che il cicloturismo trova alcuni dei suoi territori più maturi. Il Garda offre un banco di prova utile per capire cosa significhi, in pratica, vendere questo comparto ormai strutturato. Non è un caso che l’area sia già presidiata da diversi operatori specializzati, e quindi la stessa logica multi-sede osservata a livello nazionale nei dati Isnart (imprese stabili, unità locali in crescita) si vede già concretamente sul territorio.

Quello che rende il Garda-Mincio un caso particolarmente interessante è la varietà di prodotto che riesce a offrire dentro un’unica area geografica. La Ciclopista del Mincio, 43 km pianeggianti da Peschiera a Mantova lungo il fiume, attraversa borghi come Borghetto sul Mincio e le sue colline moreniche: è un percorso accessibile, adatto a famiglie e a chi non pedala regolarmente, con soste enogastronomiche naturali lungo il tragitto. Il Gran Giro del Garda, 164 km percorribili in una o più tappe, si rivolge invece a un pubblico di cicloamatori più esperti, in cerca di un’esperienza fisicamente più impegnativa. Sono due prodotti diversi, con due pubblici diversi, che condividono lo stesso territorio e spesso la stessa flotta di e-bike a noleggio.

Questo incrocio non è casuale: è la stessa dinamica descritta nei dati Isnart sulla spesa del cicloturista, che nel 2025 cresce soprattutto sulla componente “esperienza” (enogastronomia, degustazioni, scoperta del territorio) più che sul semplice noleggio del mezzo. Un percorso come quello del Mincio, con le sue tappe tra mulini ad acqua e cantine, non vende solo chilometri in sella: vende esattamente il mix di attività fisica e scoperta del territorio che il rapporto individua come motore della spesa aggiuntiva. Per chi opera in quest’area, il punto non è quindi comunicare “abbiamo bici a noleggio”, ma segmentare chiaramente l’offerta e collegarla esplicitamente a quello che il territorio offre intorno alla pedalata.

C’è anche un secondo motivo per cui il cicloturismo si adatta bene a quest’area, ed è legato al tema della destagionalizzazione di cui Garda Hub, per esempio, si occupa da tempo sul territorio: a differenza della vacanza balneare, un’esperienza in e-bike si presta bene anche a primavera e autunno, quando le temperature sono più adatte a pedalare e la pressione turistica sul lago si allenta.

Cosa serve per vendere bene un’esperienza in bici

Tre aree su cui vale la pena lavorare, in particolare per chi gestisce un singolo punto noleggio/tour e per i consorzi che aggregano più operatori su una stessa area:

1. Una scheda tour/prodotto che risponde alle domande vere, non genericamente “tour in bici”. Percorso, chilometraggio, dislivello, livello di difficoltà, se è adatto a famiglie con bambini o a chi non è allenato, cosa è compreso (bici, casco, guida, assistenza meccanica, trasporto bagagli). Sono le informazioni che, secondo i dati Isnart, il cicloturista cerca attivamente prima di prenotare — e che spesso mancano proprio nelle schede online più generiche.

2. Il canale diretto, con disponibilità bici in tempo reale. Chi noleggia bici o e-bike lavora spesso con flotte limitate in alta stagione: un sito che mostra la disponibilità reale per data e tipologia di mezzo, con prenotazione immediata, converte meglio di una pagina statica che rimanda a una telefonata o a un’email.

3. Visibilità nelle risposte AI, oltre che nei risultati di ricerca. Un cicloturista straniero che pianifica il viaggio online sempre più spesso chiede a un assistente AI qualcosa come “tour in e-bike adatto a famiglie sul lago di Garda, percorso pianeggiante” invece di cercare solo su Google. Perché un operatore o un consorzio venga incluso in quella risposta, il sito deve descrivere in modo specifico e strutturato proprio quei dettagli (percorso, difficoltà, target) che rendono un’offerta riconoscibile come pertinente rispetto a una richiesta precisa.

Un prodotto da vendere come tale

I dati Isnart-Unioncamere confermano che il cicloturismo in Italia non è più un fenomeno di nicchia, ma un comparto con una filiera specializzata da 800 imprese e oltre 1.600 unità locali, con una domanda che si informa online, spende di più rispetto a qualche anno fa e si aspetta un’offerta chiara quanto quella di qualsiasi altro prodotto turistico strutturato. Per chi lo vende, singolo operatore o consorzio di territorio, la crescita del settore è già acquisita: il margine di miglioramento sta nel comunicare bene un prodotto che, nei fatti, è già maturo.