
Ci sono momenti, all’interno di un settore, in cui fermarsi diventa un atto di lucidità. Una scelta consapevole per riallineare sguardo, priorità e direzione, mentre tutto intorno continua a muoversi.
XP11 – Tours & Activities Boot Camp è stato uno di questi momenti.
Il 7 marzo, negli spazi della Camera di Commercio di Verona, oltre quaranta operatori del mondo tour e attività, si sono ritrovati per una giornata interamente dedicata al confronto, organizzata da XeniaPro in occasione dei suoi 11 anni, con il supporto di Regiondo e Garda Hub e il patrocinio di Destination Verona Garda .
Un appuntamento che ha unito esperienze diverse, livelli di maturità differenti e una stessa necessità di fondo: creare uno spazio di confronto aperto, tra pari, capace di accompagnare un settore che continua a evolversi.
Un confronto tra realtà diverse, unite dalle stesse domande e dalla stesse sfide
Questa esigenza ha trovato una sintesi molto chiara nel corso della giornata, quando una domanda ha attraversato la sala in modo diretto: “Che cosa fanno gli altri?”. Una domanda semplice in apparenza, che racchiude una necessità di orientamento più profondo, di lettura del contesto e di comprensione delle scelte che funzionano rispetto a quelle che richiedono un ripensamento.
In questo senso, il confronto si è confermato una leva fondamentale per interpretare il cambiamento e prendere decisioni più consapevoli. In sala convivevano realtà molto diverse per dimensione, mercati e specializzazioni: dall’outdoor al bike ed e-bike, dall’enogastronomia ai city tour, fino all’incoming e ai prodotti multi-day. Proprio questa varietà ha reso il dialogo più ricco e concreto, convergendo su alcuni temi: distribuzione, marginalità, visibilità, costruzione del prodotto, gestione dei canali e capacità di leggere l’evoluzione del mercato. Da questo scambio è emersa l’immagine di un settore dinamico, in crescita e con un potenziale ancora molto ampio, ma anche sempre più consapevole della complessità operativa quotidiana, che richiede strumenti solidi, metodo e visione.
La destinazione come ecosistema per tour e attività
A dare il benvenuto e a inquadrare la giornata dal punto di vista della destinazione è stato Luca Caputo, in rappresentanza della Fondazione Destination Verona Garda, nata su iniziativa della Camera di Commercio con il coinvolgimento di 73 comuni che rappresentano il 98% dei flussi turistici dell’area. Il suo intervento ha messo in luce un dato sempre più evidente: i tour e le attività non sono un segmento accessorio dell’offerta turistica, ma uno dei cardini attorno a cui si costruisce oggi la qualità complessiva di una destinazione. È attraverso l’esperienza vissuta sul territorio — prima ancora che attraverso la comunicazione o la promozione — che il turista forma la propria percezione di un luogo e decide se tornarci o consigliarlo. Per questo la destinazione non può più disinteressarsi di ciò che viene venduto: deve diventare parte attiva nella costruzione del prodotto, garante della coerenza tra ciò che si promette e ciò che si vive. Un cambio di ruolo significativo, che ha fatto da filo conduttore per molti dei temi affrontati nel corso della giornata.
Per Tour e Attività bisogna ripartire dai “fondamentali”: il prodotto al centro
Il lavoro guidato da XeniaPro, vero filo conduttore della giornata, con l’intervento di Davide Valin e Shari Chudoba ha riportato l’attenzione su un punto essenziale: la solidità delle basi. Il percorso è stato ricondotto a una sequenza chiara e condivisa: il prodotto come fondamento, il sito come infrastruttura, i canali come leva di distribuzione, il dato come strumento di lettura.
Una costruzione che invita a mantenere coerenza tra tutte le componenti del sistema.
Quando il prodotto è definito con chiarezza e qualità, ogni attività di promozione acquisisce maggiore efficacia. La presenza digitale diventa più credibile, i canali lavorano in modo più armonico e la lettura dei risultati permette di orientare le scelte con maggiore precisione.
Crescere in un sistema sempre più articolato: distribuzione e dinamiche di mercato per tour e attività
A partire da questa base, il confronto si è spostato sulla distribuzione e sulle dinamiche del mercato.
Il contributo di Tommaso Peduzzi, Direttore Commerciale EMEA di Regiondo, ha portato dati e letture capaci di restituire con chiarezza il momento attuale.
Il comparto tour e attività ha superato i livelli pre-Covid e continua a espandersi, ma si muove oggi all’interno di un sistema più articolato, in cui ogni scelta si inserisce in un equilibrio più ampio. La gestione e la vendita di esperienze si sviluppano oggi all’interno di un ecosistema in cui prodotto, distribuzione, contenuti, tecnologia e dati sono profondamente interconnessi. In questo contesto, la crescita assume caratteristiche diverse a seconda del grado di struttura degli operatori: le realtà più organizzate riescono a scalare con maggiore efficacia, mentre altre incontrano maggiori difficoltà nel mantenere equilibrio tra volumi e marginalità. Diventa quindi sempre più centrale la qualità della crescita, costruita su consapevolezza, controllo dei numeri e capacità di leggere il proprio posizionamento.
In questo contesto, anche il ruolo delle OTA viene letto in modo più maturo. Le piattaforme rappresentano uno strumento importante, con un impatto che varia in base al tipo di prodotto e agli obiettivi dell’operatore. Possono agire come acceleratori, canali di acquisizione o ambienti utili per testare nuove proposte.
Parallelamente, il canale diretto acquisisce valore quando si fonda su un prodotto chiaro e su una presenza digitale coerente e affidabile.
Dal billboard effect a una nuova presenza digitale
Nel corso della giornata si è toccato un altro tema che emerge sempre con maggiore chiarezza nel settore tour e attività: il cosiddetto billboard effect.
Con questa espressione si descrive una dinamica sempre più diffusa nel percorso di acquisto: il cliente scopre un’esperienza su una piattaforma – come una OTA – la utilizza come primo punto di orientamento, per confrontare opzioni, leggere recensioni e costruire fiducia, e poi prosegue la ricerca cercando direttamente il brand dell’operatore. La decisione finale avviene spesso sul sito ufficiale, quando questo riesce a confermare e rafforzare le aspettative generate.
È un comportamento che molti operatori riconoscono nella pratica quotidiana, perché riflette un modo di scegliere sempre più consapevole e informato, in cui i diversi canali entrano in gioco in momenti differenti dello stesso percorso.
In questa prospettiva, il rapporto tra OTA e diretto assume una forma più evoluta. Le piattaforme accompagnano la fase di scoperta e rassicurazione, mentre la presenza digitale dell’operatore diventa lo spazio in cui si costruisce relazione, si consolida il posizionamento e si guida la scelta finale.
La distribuzione si trasforma così in un ecosistema integrato, in cui ogni punto di contatto contribuisce a rafforzare la percezione del prodotto e del brand, accompagnando il cliente lungo un percorso coerente.
Sostenibilità: da tema a metodo di lavoro
Nel pomeriggio, il confronto si è ampliato, assumendo una dimensione più sistemica attraverso il tema della sostenibilità.
Il contributo di Matteo Pasqualotto (Ways Tours), Stefania Zanuso (Virtou) e Luca Caputo, in rappresentanza della destinazione, ha portato il discorso su un piano concreto e operativo, arricchito da punti di vista complementari.
La sostenibilità emerge come un approccio alla gestione che attraversa le scelte quotidiane, il rapporto con il territorio, le relazioni con collaboratori e fornitori e la qualità complessiva dell’offerta. Non è una questione di etichette o certificazioni, ma di coerenza tra ciò che si dichiara e ciò che si pratica — dentro e fuori l’azienda, nei prodotti come nei fornitori scelti, nelle guide come nei partner di territorio.
Dalle esperienze condivise prende forma un percorso fatto di consapevolezza e intenzionalità, in cui le scelte vengono definite, i valori formalizzati e l’impatto costruito nel tempo. Accanto a questo, cresce l’importanza di elementi misurabili, capaci di dare solidità alle azioni e di renderle leggibili anche all’esterno — verso i clienti, verso i partner, verso un mercato internazionale che inizia a chiederlo esplicitamente.
Territorio, visione e nuove opportunità: il contributo di Garda Hub
In questa lettura più ampia del settore si è inserito anche il contributo di Marco Morandini per Garda Hub, che ha portato uno sguardo interessante sul rapporto tra innovazione, territorio e nuove opportunità di sviluppo.
Il progetto nasce da un’osservazione diretta: il Lago di Garda, con i suoi 27 milioni di presenze annue concentrate in pochi mesi, resta quasi deserto da novembre a marzo. Da questa contraddizione nasce l’idea di intercettare i digital nomad, lavoratori da remoto che possono scegliere liberamente dove vivere e lavorare per settimane o mesi, cercando luoghi autentici e qualità della vita. Un segmento in forte crescita — negli Stati Uniti sono passati da 7 a oltre 17 milioni tra il 2019 e il 2023 — con capacità di spesa più alta e permanenze più lunghe rispetto al turista tradizionale. Esempi come Madeira, che ha costruito un’intera strategia attorno a questa tipologia di viaggiatore, mostrano che il modello è replicabile anche in contesti europei di qualità comparabile.
Sul fronte degli strumenti, Morandini ha condiviso un percorso concreto sull’utilizzo dei bandi europei per finanziare innovazione e sviluppo digitale — tema spesso percepito come complesso, ma oggi più accessibile grazie a Google Alert per monitorare le opportunità, all’uso consapevole degli algoritmi social e all’intelligenza artificiale per supportare la scrittura delle domande. Il punto fermo resta uno: il bando deve sostenere un progetto reale, non diventare un fine in sé. È in questa logica che Garda Hub ha sviluppato il portale gardahub.it, realizzato contenuti fotografici professionali e stampato 20.000 mappe cartacee del territorio prodotte con il coinvolgimento diretto di persone locali, pensate per far vivere il Garda in modo autentico, lontano dai circuiti più affollati.
Ne è emersa un’idea di territorio dinamico, che costruisce attivamente occasioni e nuovi modelli di fruizione, mettendo in rete contenuti, relazioni e progettazione dal basso.
Un sistema che tiene insieme tutti gli elementi
Uno dei lasciti più significativi della giornata riguarda la capacità di leggere il settore come un sistema.
Destinazione, operatori, partner tecnologici, contenuti, distribuzione e sostenibilità si intrecciano in un insieme che richiede dialogo, allineamento e visione condivisa. La solidità complessiva dipende dalla capacità di far dialogare queste componenti, costruendo una base comune di linguaggio, obiettivi e strumenti.
Quando questa integrazione prende forma, il territorio acquisisce maggiore competitività e riesce a generare valore in modo diffuso. Il confronto diventa così uno spazio operativo, da cui nascono connessioni, collaborazioni e nuove progettualità.
Un bisogno reale di confronto
Guardando all’insieme, il valore più forte che emerge da XP11 riguarda la qualità del confronto che si è attivato.
Esiste una domanda chiara, all’interno del settore tour e attività, di spazi in cui condividere esperienze, interpretare i cambiamenti e costruire maggiore consapevolezza. Una domanda che attraversa strumenti, innovazione e modelli operativi, e che si lega profondamente alla necessità di orientamento.
Prodotto, persone, credibilità e territorio restano i punti di riferimento attorno a cui si costruisce il valore. Per qualche ora, operatori diversi si sono ritrovati con questo obiettivo comune: comprendere come crescere in modo più solido e coerente.
Ed è proprio in questa attenzione alla qualità della crescita che si coglie uno dei segnali più interessanti per il futuro del settore.





