Fino al 29 agosto gli albergatori avevano un obbligo da rispettare: non poter offrire ai propri clienti una tariffa più bassa di quella offerta sulla OTA. Le OTA, in cambio di visibilità, trattenevano una percentuale sul prezzo offerto all’utente, facendo sì che la tariffa minima dovesse essere la stessa per l’albergatore, ma il guadagno minore a causa della trattenuta. La voce “Tariffa minima garantita” permetteva all’utente di riconoscere l’offerta migliore sul mercato, ma non permetteva all’albergatore di offrire tariffe differenziate o offerte speciali nemmeno sui propri canali come imposto dall’obbligo di parità delle tariffe.

Dal 29 agosto 2017, con l’entrata in vigore del Ddl Concorrenza – già approvato dal Senato il 2 agosto 2017 – la parity rate tra OTA ed alberghi viene abolita, segnando uno step importante per gli operatori del settore e le strutture alberghiere. L’abrogazione della parity rate in Italia da un lato limita il potere delle multinazionali, spesso facenti capo a leggi estere perché con sede in Paesi diversi dal nostro, e dall’altro favorisce una concorrenza sana tra strutture alberghiere.

Parity Rate, cosa cambia per gli albergatori

Dopo l’abrogazione dell’obbligo della parity rate, ogni albergatore può tornare ad operare in libertà in un’ottica di revenue management, stabilendo sui propri canali di comunicazione tariffe diverse da quelle offerte sulle OTA. Nonostante le OTA abbiano garantito negli scorsi anni molta visibilità alle strutture, l’abolizione della parity rate è una svolta importante per le strutture che potranno così creare la propria strategia di revenue management ed ottimizzare gli investimenti senza dover sottostare alla tariffa del 15% imposta, per esempio, da Booking. Ogni struttura sarà libera di creare la propria strategia di Inbound Marketing: attrarre gli utenti, portarli sul proprio sito web, trasformali in clienti tramite il booking engine integrato nel sito web ed infine accoglierli direttamente in albergo.

Si potranno offrire tariffe promozionali anche al telefono?
Fatto salvo l’obbligo per gli albergatori di esporre i prezzi delle camere nelle stanze specificando l’incidenza di Iva e oneri accessori,, non si esclude la possibilità di offrire tariffe promozionali last minute o sconti in occasioni speciali, a discrezione dell’albergatore che potrà così variare le proprie offerte in base alla disponibilità.

Quali sono i rischi per l’albergatore
Nel momento in cui le OTA non sono più il principale strumento di prenotazione per i clienti, ma lo diventano i canali principali della struttura, è bene essere preparati: il personale deve essere dedicato, deve poter utilizzare un software gestionale per le prenotazioni online performante. Infine, è consigliabile scegliere un channel manager che permetta di aggiornare contemporaneamente tutti i sistemi connessi sia per quanto riguarda direttamente l’albergo, sia per quanto riguarda l’integrazione del sito web e degli annunci sulle OTA.

Cosa succede per le politiche di cancellazione e per i servizi extra?
In una politica di autonomia ogni albergo potrà decidere quali politiche di cancellazione adottare e quali servizi offrire gratis o a pagamento. Ogni struttura potrà così decidere fino a quando tenere come gratuita la cancellazione. Allo stesso modo si potranno stabilire, o concordare con i clienti, gli orari del check-in e del check-out.

Parity Rate, cosa cambia per i turisti

Si parla dell’abolizione della parity rate come una vera e propria rivoluzione, intesa come apertura e come opportunità. La coda lunga dell’apertura è positiva anche per i clienti che potranno avere maggiori possibilità di scelta per la propria struttura, tariffe e promozioni diverse, ma soprattutto la possibilità di interagire direttamente con gli albergatori.

Si tornerà alla vecchia telefonata? Molti turisti non l’hanno mai abbandonata, anche dopo aver prenotato sulle OTA, in favore di un rapporto più diretto, più umano e più in linea con i tratti dell’ospitalità del Bel Paese, tanto apprezzata dai turisti di tutto il mondo.

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Foto | Gratisography