Quello del turismo ispirato dalla lettura e dalle serie tv è un fenomeno del tutto particolare e che, sebbene di nicchia, comincia a prendere sempre più piede tra i viaggiatori alla ricerca di esperienze uniche grazie non solo alla loro originalità ma anche all’esclusività di cui godono i “veri lettori” o i “veri fan” rispetto all’offerta turistica tradizionale.

Libri e serie tv consentono di vivere e raccontare una destinazione con gli occhi dei suoi personaggi più celebri, eroi e antieroi, regalandoci degli esempi di storytelling più che interessanti e da cui poter prendere spunto per la promozione di una destinazione turistica.

Oggi vedremo insieme quali sono i pilastri dello storytelling da applicare nel turismo e cosa rende i famosi romanzi di Carlos Ruiz Zafón un esempio da non perdersi.

Un passo indietro: i 4 pilastri dello Storytelling da applicare nel turismo

Prima di procedere, facciamo un passo indietro per ricordare insieme le basi di quello che si definisce storytelling. Come ci ricorda MuseAcademy, lo storytelling si fonda su quattro elementi fondamentali:

  • People – le persone: sono i personaggi che compongono la storia e con cui il lettore instaura un coinvolgimento emotivo che lo porta solitamente a identificarsi con il personaggio o a distaccarsene completamente.
  • Places – i luoghi: non si tratta soltanto del contesto geografico e temporale in cui si svolge la storia ma di un’occasione di dare un nuovo velo di unicità e affidabilità ai personaggi rafforzandone la storia.
  • Purpose – lo scopo: lo scopo della narrazione, che deve essere unico e ben definito; fin troppo spesso si inviano più messaggi che finiscono per creare un risultato controproducente.
  • Plot – la trama: si tratta dell’unione dei personaggi con i luoghi e lo scopo della narrazione in una struttura composta da un inizio, uno svolgimento e una conclusione e che dà al lettore una ragione per continuare a seguire la storia.

Questi 4 elementi possono relazionarsi tra loro con pesi diversi nella creazione di contenuti in forma di storytelling: ne è un esempio il fatto che i video nel settore del turismo e del travel che vendono una destinazione danno un buon 60% di importanza ai luoghi, 15% alle persone e un 25% allo scopo e spesso mancano di una trama approfondita perché vogliono arrivare dritti al punto. Se vuoi analizzare gli elementi dello storytelling applicati al turismo, puoi dare un’occhiata a questi 7 esempi delle migliori pubblicità a cui ispirarsi.

La letteratura e le serie tv, invece, tendono (solitamente) a mancare di uno scopo commerciale dando più spazio agli altri tre elementi; e se volessimo sceglierne uno, nei libri di Zafón è sicuramente la città di Barcellona ad essere la vera protagonista della storia.

L’importanza del luogo: la Barcellona di Zafón non è la Barcellona allegra di Gaudì

Forse non tutti conoscono i celebri romanzi del ciclo del Cimitero dei Libri Dimenticati di Carlos Ruiz Zafón, di cui “L’ombra del vento” è il romanzo che dà l’inizio alla saga.

Per chi non lo conoscesse, “L’ombra del vento” racconta la storia del giovane Daniel, figlio del proprietario di un modesto negozio di libri, in una Barcellona del dopoguerra che ancora si lecca le ferite lasciate dalla dittatura e dai bombardamenti. È il 1945, e come regalo per il suo undicesimo compleanno il papà porta Daniel a conoscere il Cimitero dei Libri Dimenticati, una cattedrale labirintica che si erge nei sotterranei della città per custodire i libri più antichi e rari; in questo luogo misterioso, dove il rispetto per la letteratura è la legge, vi è un’unica vera regola: se si prende un libro, dovrai proteggerlo per sempre. Daniel viene inspiegabilmente attratto da un libro che si rivelerà essere “L’ombra del vento”, scritto da un autore scomparso misteriosamente: Daniel parte al ritrovamento delle sue tracce e riscopre la sua storia, in un viaggio che lo porterà indietro ai tempi di una Barcellona ancora più cupa e spietata di quella che già conosce.

La storia del libro e di quelli che seguono prendono vita sullo sfondo di una Barcellona che tutto meno quella che conosciamo oggi: una Barcellona tetra, che nasce come Barri Gòtic, che prima, durante e dopo la guerra fa da scenario a vite segnate dalla violenza e spezzate irrimediabilmente, ricca di una spietatezza e una malinconia con cui solo Zafón sa dipingerla oggi. Una descrizione che colpisce, se pensiamo a quanto mitizzata sia la Barcellona di oggi, meta imprescindibile dei turisti che arrivano in Europa dai paesi più lontani, giovani alla ricerca del vero senso della parola fiesta, che spesso dimenticano (o ignorano) la vita reale dei suoi cittadini, alle prese con una difficile situazione politica ancora oggi e con la necessità di ristabilire gli equilibri e una qualità della vita indirettamente minato dal settore turistico.  

Puoi continuare a leggere sul tema su: Overtourism: minikit di sopravvivenza al turismo insostenibile

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Quella di Zafón non è la semplice descrizione di una meta turistica, ma di una città teatro di efferatezze, che mostra il suo lato più triste e violento, fatto di persone sofferenti, misfatti e luoghi che prendono vita propria, in cui le persone sono nate, hanno vissuto e amato e poi sono tristemente scomparse. Si tratta di un esempio unico di storytelling applicato a una destinazione, in cui spesso l’autore si riferisce a Barcellona come a un vero e proprio essere vivente che fa da sfondo ma è anche protagonista indissolubile di tutta la storia. Vi sono vicoli bui che nascondono crimini efferati e per i quali non sarà mai fatta giustizia, la bruma che sale dal mare che avvolge i passanti come una nebbiolina che man mano raggiunge tutti i meandri della città fino alla prigione del Castello di Montjuïc, la luce del mattino quasi polverosa che inonda las ramblas e raggiunge i negozi e il cafés all’angolo, le luci soffuse dalla spiaggia in cui vivono i gitani e gli emarginati della società del tempo.

Se da una parte la storia in sé e l’abilità dell’autore fanno innamorare i lettori del libro, dall’altra lo sfondo di una Barcellona diversa, inquieta e in fermento rende l’esperienza di consumo del contenuto ancora più intensa, una descrizione che regala alla destinazione un volto nuovo che non stenterà a riproporsi durante il prossimo viaggio dei lettori presso la capitale catalana.

Da libro a tour per le vie di Barcellona

I fan già sapranno che esistono dei tour dedicati a Barcellona per rivivere i luoghi della città che hanno fatto da sfondo al libro, aggiungendosi ad un fenomeno ben noto già anche dai big del settore: Musement  proponeva pochi mesi fa una mappa interattiva dal nome “in viaggio con la letteratura” in cui elenca 250 libri in 643 location spettacolari in tutto il mondo per ispirarti a viaggiare: dalla Parigi di Robert Langdon ne Il codice da Vinci alla Londra di Harry, in corsa per non perdere il treno al binario 9 ¾ a King’s Cross.

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Se il turismo vuole continuare a crescere promuovendo l’unicità dell’esperienza, non c’è niente di meglio che dare vita agli elementi salienti di una destinazione svelandone i volti nuovi e sconosciuti, così come i libri di Zafón che offrono un ottimo esempio di storytelling applicato a Barcellona. Una destinazione o anche un tour operator che voglia creare davvero contenuti memorabili e unici, dovrà scandagliare la ricchezza della destinazione e farla rivivere con nuovi occhi, quasi come se la raccontasse da un libro, perché è questo quello che vogliono vivere i viaggiatori: un’esperienza da sogno.

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M.Giulia Biagiotti

M.Giulia Biagiotti

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